L’insufficienza venosa è estremamente diffusa nei paesi occidentali; si stima che interessi il 40% della popolazione adulta. Le donne sono più colpite rispetto agli uomini. Il fenomeno inizia già in giovane età, ma la questione viene vista per diversi anni più come un problema estetico che non sistemico. La prima causa è costituzionale, legata ad un’anomala elasticità della parete vascolare; ad essa si sommano le aggravanti, come il sovrappeso (il grasso addominale determina un rallentamento del deflusso di sangue dagli arti inferiori, in particolare quando il soggetto è in piedi), la sedentarietà, i tacchi troppo alti, il caldo, la gravidanza. Il sangue ristagna in periferia e dilata le venule e i capillari, formando dapprima le teleangectasie (problema non solo estetico) e in seguito le prime varicosità (problema vero).
L’aiuto che dà il movimento nel favorire la circolazione è di natura prettamente meccanica; la contrazione dei muscoli, infatti, agisce sulla flessibilità delle vene e dei vasi linfatici ed è la forma migliore di attivazione della pompa venosa. Camminare comprime e rilassa in modo ritmico le vene, “spreme” i vasi agevolando la spinta del loro contenuto verso il cuore. Ecco perché si consiglia sempre una attività fisica leggera per prevenire il ristagno sia venoso che linfatico.
Il sistema linfatico è un sistema circolatorio necessario per portare via le “acque sporche”, separando i rifiuti cellulari dai tessuti e dal sangue circolante; inizia alla periferia, a livello degli spazi intercellulari, come una ragnatela di microcapillari che man mano si riuniscono in condotti via via di maggiori dimensioni e drenano la matrice interstiziale da liquidi e detriti prodotti dal metabolismo. Il sistema linfatico provvede a contenere gran parte delle tossine che provengono sia da fonti esterne (cibo sbagliato, farmaci, inquinamento ambientale), sia dal catabolismo endogeno. Ecco perché è importante una corretta igiene alimentare, povera di carboidrati e proteine animali.
Per ritenzione linfatica si intende un accumulo di liquidi negli spazi interstiziali (quelli tra cellula e cellula), che causa un gonfiore anomalo (edema) in alcune zone del corpo come addome, cosce, glutei e caviglie. Colpisce il 30% delle donne italiane, ma non è soltanto un disturbo femminile. A causa dell’alterata circolazione linfatica, e spesso anche venosa, insieme a questi liquidi ristagnano anche numerose tossine che alterano un metabolismo cellulare già compromesso dal ridotto apporto di ossigeno e nutrienti. Il rallentamento del flusso linfatico causa un aumento del volume, anche consistente, degli arti inferiori e nel tempo la cute può assumere un aspetto a “buccia d’arancia”, analogo a quello che si manifesta nella cellulite.
Quali rimedi naturali possono aiutarci a contrastare il problema?
Il Meliloto è tra le piante più indicate nel velocizzare il deflusso linfatico; il principio attivo utile per le sue proprietà antiedemigene e linfocinetiche è la cumarina.
La linfa di Betulla è un ottimo depurativo e drenante linfatico; ha un particolare tropismo per il reticolo endoteliale, il cui compito è quello di eliminare le sostanze estranee all’organismo che potrebbero essere dannose.
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La Centella è capace di riattivare la circolazione e di stimolare la crescita delle fibre di collagene che donano elasticità alle pareti vasali; se il vaso è più elastico, si ossigena meglio, con un effetto favorevole sulla stasi e sulla sofferenza dei tessuti dovuta a ulcerazione o distrofia.
L’Amamelide trova utilità nelle varici venose degli arti inferiori, nelle flebiti, ma anche nelle ecchimosi, nell’infiammazione emorroidaria e in tutte le situazioni in cui le vene sono congeste, turgide, sensibili e dolenti.
Il Rusco è il rimedio per eccellenza delle insufficienze e stasi venose (varici, emorroidi, flebiti, tromboflebiti, ipotensione ortostatica ecc.), vasculopatie periferiche e fragilità capillare. Edemi di diversa origine. Indicato anche nella sindrome premestruale con mastodinia ed edemi delle caviglie.
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